Curiosità

“Il mio percorso, che va dall’archeologia subacquea alla ristorazione, mi ha portato a cercare dei punti d’incontro tra le due passioni. Da qui derivano alcune peculiarità del D.one strettamente legate al mondo marino ed a quello dell’archeologia”.

Nuccia De Angelis

Vini subacquei

I clienti del D.one possono assaggiare diverse tipologie di vini subacquei, invecchiati sott’acqua di mare o di lago, fino a 60 metri di profondità.
Provengono da Italia, Croazia, Francia e Portogallo.
I gusti sono intriganti ed affascinano le bottiglie ricoperte di incrostazioni sottomarine.

Vini in anfora

Dall’amore per l’archeologia, si è sviluppata la nostra curiosità per i vini che alcuni produttori affinano in anfore di terracotta. Una tecnica già utilizzata dai romani per il vino destinato alle classi abbienti dell’antica Roma.
Al D.one proponiamo una selezione di vini in anfora abruzzesi e di altre regioni.

Birre con
acqua di mare

Legate al mare, anche alcune birre che facciamo degustare al D.one.
Hanno un sapore sapido e sorprendente.
C’è quella che arriva dalla regione dello chef, la Puglia, ed è a base di acqua di mare dell’Adriatico.
Le altre provengono dalla Spagna. Abbiamo trovato molto divertente la particolarità di una di queste: il produttore ha collegato il suo sito a quello dell’Istituto Idrografico della Marina spagnola e, se la birra viene acquista online, il suo prezzo diminuisce quando la marea sale ed aumenta quando la marea scende.

Erbe aromatiche coltivate nei fondali marini

Ci sono delle erbe aromatiche che vengono coltivate nel mare della Liguria, in via sperimentale, a 10 metri di profondità, dentro le biosfere sottomarine dell’ Orto di Nemo. I subacquei agrinauti seguono la coltivazione. La particolarità dell’habitat, favorisce tempi di crescita molto rapidi e rende l’aroma ed il profumo delle erbe estremamente intenso. Questi aromi si possono assaggiare in esclusiva assoluta al D.one in alcuni periodi dell’anno, grazie alla collaborazione con la Ocean Reef.

Il caffè alla turca

A fine cena, con un tradizionale servizio turco ottomano, 
serviamo il nostro caffè molto particolare e  legato alle origini di Montepagano che, secondo Cristoforo Scanello,
detto ‘il cieco da Forlì’, fu “edificato dai Saraceni,
ouero Pagani”

“L’Abruzzo teramano è stato una rivelazione per me. Nel periodo in cui seguivo il restauro del ristorante, ho scoperto con grande interesse tante cose che appartengono alla sua tradizione.
Molte mi hanno affascinato” 

Davide Pezzuto

L'aceto di mamma centenaria

In Abruzzo si usava tramandare, all’interno della famiglia che si allargava, la cosiddetta “mamma dell’aceto” (il mycoderma aceti, una sostanza composta da una forma di cellulosa e da batteri acidi dell’aceto che si sviluppa dalla fermentazione dei liquidi alcoolici e che, con l’ossigeno, trasforma l’alcool in acido d’aceto).
Gli sposi portavano nella nuova casa il loro pezzetto torbido, gelatinoso e di colore scuro da cui potevano ricavare l’aceto, immergendolo nel vino.
L’aceto che usiamo al D.one si genera da una “mamma” risalente al ‘700, donata alla famiglia di Nuccia da una parente monaca di clausura vissuta nel monastero di Atri.

I granetti

“Tra i piatti che più mi hanno colpito, dell’antico ricettario teramano, ci sono sicuramente i Granetti.
Piatto tradizionale della cucina povera che si preparava con acqua, farina ed un ricco condimento a base di fave, guanciale e cipolle.
I granetti venivano somministrati più volte al giorno alle puerpere perché si riteneva che fossero galattofori cioè facevano aumentare la montata lattea.
Mi è piaciuto tenere in vita questa tipologia di pasta, che ormai quasi nessuno fa più, rivisitandola con il pesce. L’azzardo, a detta dei nostri clienti e dei critic
i gastronomici, è riuscito molto bene e ne sono fiero”

Davide Pezzuto.

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I cascigni

Sono un’erba spontanea conosciuta nel teramano con i termini scrippigne, scrippegne o scrippigni.
Cresce abbondante soprattutto negli uliveti che, se non trattati con sostanze chimiche, rappresentano il luogo ideale dove cercarli e raccoglierli.
Il nome deriva dal latino caseolus, ad indicare il fatto che spesso accompagnava il pasto con pane e casce (il formaggio)  dei pastori.
A Montepagano si trovano con molta facilità ed è possibile assaggiarli in alcuni piatti del D.one.